Pubblicata la UNI 11337-12: il BIM per le infrastrutture

infrastrutture astratte

Nel complesso ecosistema del settore costruzioni, il tema della digitalizzazione ha fatto passi da gigante, ma un’area rimaneva da troppo tempo in attesa di una regolamentazione mirata: le infrastrutture. Finalmente, con l’uscita della UNI 11337-12:2024, si colma una lacuna normativa cruciale, introducendo riferimenti operativi e standard condivisi per la gestione informativa nel ciclo di vita delle opere infrastrutturali.

Una norma attesa e necessaria

Questa nuova parte della serie UNI 11337 – da sempre riferimento nel Building Information Modeling (BIM) – si focalizza per la prima volta sulle infrastrutture lineari (strade, ferrovie, reti energetiche e idriche) e sulla loro gestione informativa. Non si tratta di un duplicato delle norme precedenti per l’edilizia, ma di un adattamento alle peculiarità infrastrutturali: sviluppo longitudinale, interazioni con il territorio, segmentazione funzionale e fortissima esigenza di interoperabilità.

Quali sono gli argomenti trattati?

La norma affronta numerosi aspetti fondamentali per la digitalizzazione delle infrastrutture:

  • Il ciclo di vita dell’opera infrastrutturale e il concetto di Digital Twin;
  • I flussi informativi e i processi decisionali basati su dati;
  • La modellazione dei dati con logiche top-down e bottom-up;
  • La definizione di requisiti informativi basati su obiettivi e usi del modello;
  • Le attività di coordinamento e verifica dei modelli disciplinari;
  • L’integrazione tra piattaforme, attraverso interoperabilità semantica e tecnica;
  • La strutturazione e gestione dell’ambiente di condivisione dei dati (ACDat);
  • Le implicazioni operative per progettisti, stazioni appaltanti e costruttori.

Cosa cambia per le stazioni appaltanti

La norma è uno strumento operativo per le PA e i RUP in fase di gara:

  • Introduce il concetto di IDS – Information Delivery Specification, un documento strutturato che codifica in modo leggibile dai software i requisiti informativi;
  • Stabilisce una catena di responsabilità, verifica e validazione dei modelli;
  • Supporta l’integrazione tra Capitolato Informativo e piattaforme CDE (Common Data Environment).

Caso concreto: una stazione appaltante può ora richiedere nel bando che per ogni segmento di ferrovia venga prodotto un modello con un set predefinito di dati ambientali, espropri e fasi costruttive. Questo rende possibile la validazione “automatica” e previene contestazioni.

In pratica attraverso la verifica automatizzata del modello (Model Check) è possibile verificare che ogni elemento del modello contenga i dati richiesti, segnalare mancanze o errori in modo automatizzato eseguendo controlli di congruenza tra progetto, computo metrico, fasi esecutive, ecc. Ciò riduce l’ambiguità nei documenti contrattuali (es. “cosa doveva essere fornito”) e evita dispute tra impresa e stazione appaltante su contenuti mancanti, ritardi, o errori progettuali, fornendo una “prova” digitale della conformità (o meno) del modello ai requisiti, utile anche in sede legale.

Cosa cambia per i progettisti

La norma introduce una struttura modulare e interoperabile dei modelli, impostata su:

  • Livelli di fabbisogno informativo (LOIN) definiti in base a uso, fase e destinatari;
  • Collegamento stretto tra modelli digitali e documenti generati;
  • Obbligo di associare ogni informazione a uno scopo d’uso chiaro: computo, sicurezza, simulazione, ecc.;
  • Integrazione naturale con dati GIS.

Esempio pratico: in un progetto autostradale, se la PA richiede che il modello supporti il piano di manutenzione quinquennale, il progettista dovrà strutturare il modello inserendo materiali, cicli di vita previsti e livelli di rischio. Questo implica una revisione della prassi di modellazione e l’uso di piattaforme più complete.

In pratica l’obiettivo non è più solo modellare gli oggetti fisici (tracciato, ponti, svincoli), ma prevedere il comportamento futuro dell’opera. Quindi, integrando nel modello i materiali e le loro caratteristiche (es. durata, comportamento al degrado), i cicli di manutenzione previsti (frequenza, tipologia di intervento) e i rischi (es. degrado strutturale, sicurezza, impatti ambientali) il progettista dovrà “interagire” con il ciclo di vita dell’opera, passando dal paradigma tradizionale del modello BIM “geometria + quantità”, a quello “geometria + quantità + dati funzionali, temporali e gestionali. Qual è la conseguenza di ciò? Uso di piattaforme più complete

Per gestire tutte queste nuove informazioni, gli strumenti BIM tradizionali oggi potrebbero non bastare più. Serviranno piattaforme in grado di: gestire metadati complessi, interfacciarsi con software di facility management o manutenzione, supportare analisi del ciclo di vita (LCA/LCC) e condividere in modo strutturato i dati con le PA o i gestori (es. attraverso formati aperti IFC + IDS). Questo porterà all’adozione di strumenti più avanzati e integrati, come CDE evoluti con gestione della manutenzione, Software BIM 7D (orientati alla gestione del ciclo di vita) e di interoperabilità dei dati con piattaforme di asset management

In conclusione, rimanendo nel nostro esempio del progetto autostradale, non basta più disegnare il guardrail…bisogna anche modellarne il materiale, sapere che dura 5 anni, e che va sostituito o verificato ogni 2. Il dato deve “viaggiare” con il modello, essere leggibile dal software del gestore, e alimentare un piano di manutenzione automatizzato.

Cosa cambia per i costruttori

Nella fase esecutiva, il modello informativo diventa strumento di gestione operativa:

  • Verifica interferenze, pianificazione fasi, tracciamento del progresso 4D/5D;
  • Produzione automatica di report, libretti di collaudo e certificazioni;
  • Alimentazione del Digital Twin per l’opera, aggiornabile in tempo reale.

Esempio: un’impresa impegnata nella realizzazione di una galleria può simulare lo scavo e l’avanzamento secondo cronoprogramma BIM, ottimizzando la logistica e aggiornando le lavorazioni direttamente dal campo con app mobile.

In pratica si introduce il concetto di una logistica di cantiere “data-driven”, ossia basata su simulazione e analisi predittiva, oltre che sull’esperienza reale. L’impresa potrà quindi con un cronoprogramma BIM (4D):

  • Simulare le fasi di scavo in modo realistico e dinamico
  • Prevedere le interferenze logistiche prima che si verifichino
  • Allocare risorse (persone, macchinari, materiali) in maniera più efficiente
  • Minimizzare i tempi morti, ritardi e costi

Se a questo uniamo l’uso di app mobili connesse al modello BIM, sarà possibile segnalare l’avanzamento delle lavorazioni, caricare documentazione fotografica o note tecniche, contrassegnare aree completate o critiche, aggiornando in modo automatico il cronoprogramma.

In poche parole, gestire il vero cantiere digitale, dove le informazioni sono sempre aggiornate e disponibili anche a distanza (per la direzione lavori, RUP, progettisti, ecc.).

In conclusione, UNI 11337-12 non è una semplice formalità normativa, perché introduce metodi innovativi che consentono di progettare, realizzare e manutenere le infrastrutture con maggiore coerenza, controllo e qualità. 

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