BIM in Lombardia: il sondaggio che svela quanto siamo indietro

Il BIM (Building Information Modeling) è da anni al centro del dibattito sulla digitalizzazione delle costruzioni. Se ne parla nei convegni, nei corsi universitari, nelle linee guida del MIT e nelle circolari delle stazioni appaltanti. Eppure, quando si passa dai documenti alla realtà dei cantieri e degli studi professionali, il quadro cambia radicalmente.

Un recente survey promosso dalla Commissione BIM della Consulta Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Lombardia (CROIL) ha messo nero su bianco i numeri dell’adozione del BIM in Lombardia, la regione più industrializzata d’Italia. I dati raccolti su 347 professionisti – ingegneri, architetti, liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati – mostrano una realtà ancora fragile, disomogenea e lontana dall’obiettivo di una digitalizzazione diffusa.

Solo pochi usano davvero il BIM

La prima evidenza è alquanto indicativa:

  • 16,7% degli intervistati utilizza il BIM ogni giorno.
  • 50-55% non lo ha mai adottato.
  • il restante si colloca in una “terra di mezzo”: tra chi lo sperimenta sporadicamente e chi dichiara l’intenzione di introdurlo in futuro.

In pratica, un professionista su due non ha mai toccato il BIM. E questo accade nonostante in Italia l’obbligo del BIM per gli appalti pubblici è in vigore da ben sette anni!

Le lacune più gravi

Il problema non è solo l’uso sporadico, ma anche la scarsa conoscenza di strumenti e concetti base:

  • 67% dichiara una conoscenza molto bassa della normativa UNI/ISO (UNI 11337 e ISO 19650).
  • 81% non ha mai utilizzato un CDE/ACDat (Ambiente di Condivisione Dati).
  • 89% non ha mai preso parte alla redazione di un Capitolato Informativo.

Si tratta di strumenti cardine della metodologia, senza i quali è impossibile parlare di vera gestione informativa.

I motivi della resistenza

Il questionario ha fatto emergere quattro ostacoli principali:

  1. Costi di ingresso: software, hardware e formazione pesano soprattutto sulle realtà più piccole.
  2. Resistenza culturale: molti professionisti continuano a percepire il BIM come un vincolo e non come un’opportunità.
  3. Inappropriatezza percepita: c’è chi ritiene il BIM poco adatto al proprio ambito operativo.
  4. Impreparazione culturale: nonostante corsi ed eventi formativi, la conoscenza rimane frammentaria e disomogenea.

Sono barriere non solo tecniche, ma soprattutto mentali e organizzative, che rallentano un cambiamento necessario.

Un problema generazionale?

Interessante anche la distribuzione anagrafica:

  • la fascia più rappresentata è quella tra i 46 e 55 anni (30,5%),
  • seguita dagli over 55 (26,8%),
  • mentre i giovani under 35 sono appena il 17,9%.

Questo dato suggerisce che la trasformazione digitale rischia di non trovare terreno fertile tra le nuove generazioni, se le università e gli ordini non intensificano il lavoro di formazione e aggiornamento.

Il paradosso delle opere pubbliche

C’è un dato che fa particolarmente riflettere: oltre la metà del campione (51,5%) opera nel settore delle opere pubbliche. Proprio lì dove il BIM è obbligatorio per legge, molti professionisti non lo hanno mai adottato.
Il rischio è evidente: restare tagliati fuori da una quota crescente di gare e appalti.

Questo divario tra normativa e realtà è uno dei nodi più critici del mercato italiano: mentre i documenti ufficiali parlano di obblighi, interoperabilità e trasparenza, la pratica quotidiana racconta un settore ancora in larga parte analogico.

BIM in Italia ed Europa: il confronto

La fotografia lombarda si inserisce in un contesto nazionale che non brilla. Secondo AssoBIM e altre ricerche degli ultimi anni:

  • in Paesi come Regno Unito, Scandinavia e Olanda l’adozione del BIM ha superato il 70%,
  • in Italia siamo fermi a percentuali ben inferiori, con picchi di eccellenza isolati ma senza una diffusione omogenea.

Il gap non è solo tecnologico, ma anche culturale: altrove la collaborazione digitale è vista come un valore aggiunto, in Italia spesso come un onere. Ma perché accade questo?

Se è ormai assodato che il BIM non è il fine ma solo uno strumento per avere maggiore controllo dei costi e dei tempi, ridurre gli errori e avere una gestione più efficiente del ciclo di vita delle opere, come mai spesso viene usato solo in fase di modellazione, come “strumento 3D evoluto”, perdendo l’essenza collaborativa e gestionale che ne costituisce il vero valore?

Cosa serve per colmare il gap…

Per colmare il divario nell’adozione del BIM non bastano obblighi normativi o slogan, serve una strategia articolata. La formazione deve essere modulare e continua, capace di accompagnare sia i professionisti che le pubbliche amministrazioni lungo tutto il percorso di crescita digitale. Accanto a questo, una proposta potrebbe essere quella di creare laboratori regionali permanenti, luoghi di sperimentazione e confronto su casi concreti, dove testare strumenti e processi in condizioni reali. Il tutto deve poggiare su piattaforme interoperabili che rendano semplice e sicura la condivisione dei dati tra i diversi attori della filiera. Un ruolo centrale lo devono giocare le pubbliche amministrazioni, che non possono più limitarsi a subire il cambiamento, ma devono guidarlo con visione e competenza. Infine, la trasformazione digitale sarà davvero efficace solo se saprà valorizzare la collaborazione intergenerazionale, mettendo insieme i giovani professionisti, più agili sul piano tecnologico, e i senior, portatori di esperienza e conoscenza dei processi consolidati.

Conclusione

Il sondaggio della CROIL ci fornisce purtroppo una verità scomoda: il BIM in Italia non è ancora patrimonio comune. La distanza tra norme e realtà resta ampia, ma il terreno è comunque fertile.

Nonostante infatti il quadro generale, c’è anche un segnale positivo: quasi la metà dei professionisti che oggi non usano il BIM dichiara di volerlo adottare in futuro.
C’è quindi una comunità pronta a mettersi in gioco, a condizione che vengano forniti strumenti concreti, formazione adeguata e un contesto di riconoscimento reale del valore del digitale.

Chiudiamo con una domanda che ci assilla da tempo: non è che l’unico grande vero problema è che il BIM non è pagato come dovrebbe?

A voi i commenti…

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